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Curiosità dall'archivio

Aneddoti, leggende, easter egg e dettagli storici che ogni vero appassionato di G1 dovrebbe conoscere. Tutto verificato — niente leggende metropolitane spacciate per fatti.

L'ultimo ruolo di Orson Welles

Il leggendario regista di Quarto Potere prestò la voce a Unicron, il pianeta divoratore, in Transformers: The Movie (1986). Registrò le sue battute il 5 ottobre 1985 e morì soltanto cinque giorni dopo, il 10 ottobre. Fu il suo ultimo ruolo cinematografico. Per anni circolò la leggenda che Leonard Nimoy avesse completato le linee mancanti, ma è falsa: Welles aveva finito tutto il suo lavoro.

"Quei terribili giocattoli giapponesi"

In una famosa intervista radio, Welles descrisse il film come la storia di "un grande giocattolo che combatte contro altri giocattoli". Aneddoto vero, ma incompleto: il regista Nelson Shin ha sempre raccontato che, in studio, Welles lavorò con grande professionalità e si divertì interpretando il personaggio. La citazione celebre è stata gonfiata dal mito.

Le cabine misteriose

I primissimi giocattoli G1 erano riadattamenti delle linee Takara Diaclone, dove i robot erano mecha pilotati da minuscole figure umane. Quando Hasbro li convertì in robot senzienti alieni, le piccole cabine di pilotaggio rimasero impresse negli stampi: ancora oggi puoi aprire un Optimus Prime del 1984 e trovarci dentro un sedile per un pilota che, secondo la storia ufficiale, non dovrebbe esistere.

Megatron, la pistola vietata

Il giocattolo originale di Megatron si trasformava in una Walther P38 molto realistica, completa di silenziatore e mirino telescopico. In diversi stati USA fu venduto solo con un tappo arancione obbligatorio, e in alcuni paesi europei subì restrizioni. È uno dei motivi per cui le riedizioni moderne lo hanno sostituito con un cannone alieno: una pistola realistica nelle mani di un bambino non passerebbe più i controlli.

L'easter egg italiano

Nel film Transformers di Michael Bay (2007), in una scena Megatron borbotta una frase in cybertroniano. Nel doppiaggio italiano, se si inverte l'audio si sente chiaramente l'attore pronunciare in italiano "Maledetto bastardo!". Un piccolo regalo del direttore di doppiaggio agli ascoltatori più attenti.

La morte che traumatizzò una generazione

Verso il ventesimo minuto di Transformers: The Movie, Optimus Prime muore. Hasbro lo aveva deciso a tavolino: serviva liberare lo spazio scaffali per la nuova linea di personaggi (Hot Rod, Ultra Magnus, Galvatron). I produttori sottovalutarono però l'attaccamento dei bambini: arrivarono migliaia di lettere disperate, e Optimus fu resuscitato in fretta nella terza stagione del cartone.

Il termine "Generation 1" non esisteva

Per tutti gli anni '80 i Transformers erano semplicemente "Transformers". Il nome Generation 1 (e l'abbreviazione G1) fu coniato dai fan nel 1992, quando Hasbro lanciò la nuova linea Transformers: Generation 2. Solo retroattivamente Hasbro adottò ufficialmente il termine.

Il padre di Macross dietro Optimus

Molti dei design più iconici dei G1 furono opera di Shōji Kawamori, il leggendario mecha designer creatore di Macross (in Italia noto attraverso Robotech). Le sue trasformazioni eleganti e meccanicamente plausibili sono ciò che distingue G1 da tutte le imitazioni successive.

Jetfire, il Valkyrie clandestino

Lo stampo di Jetfire non era nemmeno di Takara: era un Valkyrie VF-1S di Macross prodotto su licenza Bandai. Per questo nel cartone giapponese non poteva apparire (avrebbe pubblicizzato un concorrente diretto di Takara), e il suo design venne progressivamente modificato per allontanarlo dall'originale. Nelle versioni moderne è completamente ridisegnato.

La terza luna di Cybertron

In alcune scene del cartone si vedono tre lune attorno a Cybertron, in altre solo due. Non è incoerenza narrativa: è un errore di animazione degli studi Toei e AKOM mai corretto. I fan lo hanno reso canonico inventando la spiegazione che la terza luna fosse stata distrutta in tempi remoti.

Il rubsign anti-contraffazione

Dal 1985, i Transformers ufficiali Hasbro avevano un piccolo adesivo termosensibile chiamato rubsign: sfregandolo col dito (o esponendolo al calore) rivelava il simbolo della fazione di appartenenza. Era un'astuta mossa di marketing, ma soprattutto una contromossa anti-imitazioni: solo i "veri" Transformers lo avevano. I bootleg taiwanesi non riuscivano a replicarlo.

Snarl, il dimenticato

Nel film del 1986, il dinobot Snarl ha praticamente solo una battuta. Non è una scelta di sceneggiatura: lo studio di animazione perse i model sheet del personaggio durante la produzione e preferì tenerlo defilato piuttosto che disegnarlo male. Per i fan accaniti dei Dinobot fu uno smacco indimenticabile.

Sei milioni di dollari, e basta

Il budget di Transformers: The Movie (1986) era di soli 6 milioni di dollari. Modesto persino per l'epoca, eppure il film vanta animazione vivace, una colonna sonora rock memorabile (Stan Bush, "Weird Al" Yankovic, Vince DiCola) e un cast vocale stellare. Al botteghino fu un disastro, oggi è un cult assoluto.

"Più di quanto non sembri"

Lo slogan originale americano "More than meets the eye" è una delle frasi pubblicitarie più riuscite di sempre nel mondo del giocattolo. La versione italiana, "Più di quanto non sembri", fu adottata anche per la sigla cantata e accompagnò il franchise per quasi tutti gli anni '80 sulle reti italiane.

I nomi italiani: una scelta editoriale

Il primo doppiaggio italiano (a metà degli anni '80) tradusse o sostituì molti nomi originali: Optimus Prime divenne Commander, Bumblebee divenne Maggiolino, Soundwave divenne Memor, Starscream divenne Astrum. Una scelta tipica dell'epoca, che rendeva i personaggi più "leggibili" al pubblico italiano. Nel 2008, il nuovo doppiaggio diretto da Mauro Cipriani per il box DVD restaurò i nomi originali — ma per chi è cresciuto con la TV degli anni '80, Optimus Prime resterà sempre Commander.

Il Giappone non si è mai fermato

Quando negli USA, nel 1987, il franchise era ormai in declino e il cartone fu chiuso con la miniserie The Rebirth, in Giappone Takara proseguì da sola con tre serie animate completamente nuove: The Headmasters (1987), Super-God Masterforce (1988), Victory (1989), più l'OAV Zone (1990). Per i giapponesi, G1 non finì mai davvero — semplicemente continuò.

Diego Reggente, il Commander italiano

La voce italiana storica di Optimus Prime fu di Diego Reggente, doppiatore con un timbro autorevole e paterno che divenne, per una generazione di bambini italiani, la voce stessa dell'eroismo. Reggente prestò anche la voce a innumerevoli altri personaggi degli anni '80, ma è per "Commander" che gli appassionati lo ricordano ancora oggi.

GiG, il distributore italiano

In Italia i giocattoli G1 furono distribuiti dalla GiG, storica azienda lombarda specializzata in importazioni di linee Hasbro e altre. Le confezioni italiane riportavano il marchio GiG accanto a quello Hasbro, e i nomi italianizzati erano stampati direttamente sulla scatola. Oggi quei box sono pezzi da collezione molto ricercati.